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La notizia che ha spopolato la settimana scorsa, più del “legittimo impedimento” che ancora una volta salva i nostri potenti da giudizi poco affidabili, più della disputa tra Fiat e Governo per evitare la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese che lascerebbe migliaia di famiglie senza certezze sul proprio futuro, è l’ammissione dell’artista Morgan sull’uso quotidiano di cocaina come antidepressivo. Molte personalità pubbliche, dal loro ingiustificato pulpito, hanno puntato il dito condannando l’accaduto, compresi politici e ministri del governo la cui ipocrisia di perbenisti fu smascherata dalle Iene che dimostrarono come 1/3 di loro aveva fatto uso di marijuana o cocaina. Sorvolando l’opinabile utilizzo della droga come medicinale, la disattenzione dell’opinione pubblica su altri argomenti di concreto impatto sociale, si è assistito indubbiamente all’ennesima rappresentazione scenica dell’indignazione per un “sottobosco sociale” arcinoto. Il protagonista della commedia è stato il solito moralismo di comodo utilizzato al cospetto di situazioni che consapevolmente fingiamo sempre di ignorare, consci che è più conveniente nascondere il problema che ammetterne l’esistenza. ?noto che in Italia, a discapito di chi confida nel coraggio della verità, è ritenuto opportuno praticare la disonestà evitando troppi clamori per rimanere impuniti, perché, come dice il proverbio, “orecchio non sente e cuore non duole”…o forse era “occhio”?!
“Gli uomini condannano l’ingiustizia perché temono di poterne essere vittime, non perché aborrano di commetterlA.” (Platone)
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